Social network più di chi si conosce, é cosa si conosce

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Oggi parliamo della luccicante apparenza della semantica nelle applicazioni web. In questo contesto vediamo un’immagine sfocata di Web 2.0 e delle idee linguistiche del web. Il Web 2.0 è, infatti, il linguaggio web dell’uomo “tecno-povero”. Seguendo questa logica, io credo che il quadro stia cominciando ad arricchirsi di nuovi elementi.

Il valore aggiunto reale della semantica mi ha colpito mentre stavo “giocando” con Facebook alcuni mesi fa. Sono iscritto a LikedIn da anni ormai, ma non sono mai stato particolarmente attratto dai siti di “social network”. Facebook è diventato una tale forza della natura da rendere difficile resistere agli inviti a “diventare amico” di persone che già considero amiche, per timore di negare così la nostra amicizia nel mondo reale. E più interagivo con Facebook, più realizzavo cosa offre e, cosa più importante, cosa manca.

Facebook si basa su uno schema e su determinati metodi di comunicazione. Definisce certe tipologie di dati (persone, eventi, messaggi) ed i loro attributi. Così fornisce un semplice set di linguaggi che consente di definire una persona (nome, indirizzo, ecc.) e la relativa forma di relazione tra noi (lavorato con, frequentata, ecc.). L’utente dichiara tutto in modo esplicito. Nulla viene implicato o dedotto.

Ciò che rende brillante Facebook è la sua semplicità e la sua completezza. C’è uno standard che circola da anni nella comunità linguistica del web che viene definito FOAF (Friend Of A Friend – Amico Di Un Amico). In pratica FOAF è uno standard RDF e XML per definire gli attributi di una persona con la finalità di costruire un metodo, uniforme e distribuito sul web, per dedurre informazioni sui contatti. FOAF non è mai cresciuto oltre lo status di progetto dimostrativo, anche se la tecnologia su cui si basa è piuttosto semplice.

Come FOAF, Facebook ha i propri standard per descrivere una “persona”, ma tiene conto della questione della “privacy” (attraverso i controlli) e di “scoperta” (attraverso le directory). Tombola! Uno standard proprietario racchiuso in un giardino murato diventa utile. Poi il giardino viene dotato di un cancello (Facebook API) ed ora viene chiamato ecosistema.

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Ma ciò che colpisce, nella progettazione dei Social Network, è il paradosso della semplicità. Infatti, sebbene adoperi un linguaggio web piuttosto semplice per la gente, Facebook manca di una vera utilità. al di là del semplice intrattenimento, come accade per la maggior parte dei siti di networking sociale. Perché? Perché essi sono definiti attorno a schemi fissi (schermata per voi puristi) che sono i confini della comunità. LinkedIn è uno schema fisso attorno ad una storia di curricula. Myspace è uno schema fisso attorno alle persone ed ai mezzi di intrattenimento.

I Social Network attualmente sono una sottocategoria della classe generale dei siti di community. Il valore aggiunto essenziale di un sito di community è quello di definire lo “schema della community”. Quello che abbiamo in comune, in qualità di membri della comunità, diventa la caratteristica che definisce il sito. Il bisnonno dei siti di community è Ebay. In questo contesto cos’altro è Ebay, se non uno schema (marketplace) ed un set di regole per l’interazione all’interno dello schema stesso? Che cosa è Amazon se non uno schema (catalogo di prodotto e servizi) ed un set di regole per interagire con esso? Questa rigidità strutturale rende questi siti intuitivamente ovvii all’utente casuale ed intrinsecamente legati alla loro capacità di evolversi, al di là della metafora su cui si fondano. Ancora, come esempio testuale di una metafora auto-limitante vorrei indicare Ebay.

Trovo che gli attuali Social Network siano di limitata utilità poiché fanno solamente una cosa, ancorché bene. Mettono in contatto, infatti, entità rigide (generalmente persone ma ormai sono presente anche aziende) con uno scopo limitato (scoprirsi o comunicare). Sono, a tutti gli effetti, dei database di contatti condivisi, con le funzioni di controllo degli accessi e di messaging. Sono sì, dei contenitori per lo scambio di file, ma non sono, di fatto, dei “depositi” di conoscenza. La “conoscenza”, il “sapere”, che appartiene alla mia comunità, infatti, non è direttamente accessibile, solo gli indirizzi. I Social Network, come presentati oggi, non ci aiutano – di fatto – a fare nulla insieme.

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Ormai gli utenti più evoluti dei Social Network iniziano a richiederne l’evoluzione ad un livello di Knowledge Network, poiché, se osservati bene, i Social Network disponibili oggi assomigliano molto alle vecchie “party line” telefoniche tanto in voga una decina d’anni fa, in particolare negli Stati Uniti e nel Nord Europa. Ci mettono in contatto, ma non aggiungono nessun valore alla conversazione. È solo un’intermediazione, che connette momentaneamente il “sapere”, che rimane perlopiù nelle nostre teste. Tutta la vera azione continua ad accadere ai margini del Social Network, non all’interno di esso. Essi, infatti, non forniscono una memoria a lungo termine o una struttura per recuperare informazioni o navigare all’interno del “sapere” collettivo. Non posso immaginare di utilizzare Facebook per scoprire, raccogliere e condividere informazioni accurate su un eventuale investimento, al di là della possibilità di individuare chi chiamare per una referenza indiretta. Faceweb non contempla la questione di come io possa raccogliere informazioni su una persona, un’azienda, i loro clienti e competitor e poi accedere alle conoscenze relative che i miei partner o i miei contatti possono avere. Tuttavia, il processo di ricerca accurata si basa sul “collegamento di punti” di informazione (conversazioni, email, documenti, relazioni) per trovare un modello che porti ad un risultato. Lo stesso è vero per molte attività collettive nelle nostre comunità ed organizzazioni. Da qui, la varietà di definizioni attorno al termine “community”: comunità di intento, comunità di pratiche, ecc. Le “community” si sviluppano da circostanze comuni, ma persistono grazie all’utilità condivisa della loro esistenza.

Questa è la ragione per cui credo che i Social Network si evolveranno in Knowledge Network. Tutti i pezzi sono già al loro posto. Facebook dimostra come una comunità protetta da un “cancello” possa incoraggiare la dichiarazione della “conoscenza” (riguardo a persone e relazioni) mantenendo un senso di controllo e di privacy. Quello che deve essere esteso è il metodo per definire le entità arbitrarie e i concetti che vanno oltre le persone (aziende, location, eventi, gruppi, hobby, programmi televisivi, prodotti, servizi ecc.) consentendo agli utenti di definire le loro relazioni con questi (proprietari di, di proprietà di, inclusi in, compatibili con, ecc.). Quella appena descritta è un’esplosione di meta-dati molto più grande della stessa Rete. Ma il percorso appare chiaro. Nessuna Intelligenza Artificiale. Nessuna inferenza da parte di motori. Nessuna stregoneria. “Solo” un grande grafico molto estensibile.

Non ci arriveremo in un solo grande salto. Ma ci arriveremo, un’estensione per volta. I Social Network di oggi sono un concetto transitivo di Web 2.0. Man mano che vengono aggiunti altri linguaggi riguardo ai diversi tipi di oggetti e di concetti, essi si trasformeranno da network sociali a network di “sapere”. E i Knowledge Network avranno più valore e saranno più resistenti, perché ciò che si sa è spesso più prezioso di chi si conosce, e questo vale sia nella vita privata che in quella professionale.

Approfondimento

1134045e69dcf4da643ae9174baf809d.jpgSemantica web, si intende la trasformazione del World Wide Web in un ambiente dove i documenti pubblicati (pagine HTML, file, immagini, e così via) siano associati ad informazioni e dati (metadati) che ne specifichino il contesto semantico in un formato adatto all’interrogazione, all’interpretazione e, più in generale, all’elaborazione automatica.

Con l’interpretazione del contenuto dei documenti che il Web Semantico propugna, saranno possibili ricerche molto più evolute delle attuali, basate sulla presenza nel documento di parole chiave, ed altre operazioni specialistiche come la costruzione di reti di relazioni e connessioni tra documenti secondo logiche più elaborate del semplice link ipertestuale. (Fonte; Wikipedia)

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Web 2.0, è un termine usato per indicare un generico stato di evoluzione di Internet e in particolare del World Wide Web. Alcuni hanno tentato di definire il Web 2.0 come una serie di siti web con interfaccia, facilità e velocità d’uso tali da renderli simili alle applicazioni tradizionali che gli utenti sono abituati a installare nei propri personal computer. Per tali siti spesso vengono usate tecnologie di programmazione particolari, come AJAX (Gmail usa largamente questa tecnica per essere semplice e veloce) o Adobe Flex.

I propositori del termine Web 2.0 affermano che questo differisce dal concetto iniziale di web, retroattivamente etichettato Web 1.0, perché si discosta dai classici siti web statici, dall’e-mail, dall’uso dei motori di ricerca, dalla navigazione lineare e propone un World Wide Web più dinamico e interattivo. Un esempio potrebbe essere il social commerce, l’evoluzione dell’E-Commerce in senso interattivo, che consente una maggiore partecipazione dei clienti, attraverso blog, forum, sistemi di feedback ecc.

Gli scettici replicano che il termine Web 2.0 non ha un vero e proprio significato, in quanto questo dipende esclusivamente da ciò che i propositori decidono che debba significare per cercare di convincere i media e gli investitori che stanno creando qualcosa di nuovo e migliore, invece di continuare a sviluppare le tecnologie esistenti. (Fonte;Wikipedia)

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Social Network, consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in sociologia e in antropologia.

La versione di Internet delle reti sociali è una delle forme più evolute di comunicazione in rete, ed è anche un tentativo di violare la “regola dei 150”. La rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così “materializzare”, organizzare in una “mappa” consultabile, e arricchire di nuovi contatti. Il fenomeno delle social network nacque negli Stati Uniti e si è sviluppato attorno a tre grandi filoni tematici: l’ambito professionale, quello dell’amicizia e quello delle relazioni amorose. (Fonte; Wikipedia)

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Facebook, è un sito che fa parte della categoria dei Social Network. È stato fondato il 4 febbraio 2004 da Mark Zuckerberg, all’epoca ventiduenne e studente presso l’università di Harvard. Fu poi esteso al MIT, all’Università di Boston, al College di Boston, e a tutte le scuole Ivy League nel giro di due mesi.

Molte singole università furono aggiunte in rapida successione nell’anno successivo. Col tempo, persone con un indirizzo di posta elettronica con dominio universitario (per esempio .edu, .ac.uk, etc.) da istituzioni di tutto il mondo acquisirono i requisiti per parteciparvi. Quindi il 27 febbraio 2006 delle reti furono iniziate per le scuole superiori e grandi aziende. Dall’11 settembre 2006, chiunque sia più anziano di 13 anni può parteciparvi. Gli utenti possono selezionare di fare parte di uno o più reti partecipanti, come la scuola superiore, il luogo di lavoro o la regione geografica.

Quindi se lo scopo principale iniziale di Facebook era di far mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo è adesso diventata una rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di internet. Il sito ha più di 58 milioni di utenti attivi (inclusi i membri non facenti parte di college) in tutto il mondo e ci si aspetta che sorpasserà i 60 milioni di utenti per la fine del 2007.

Da settembre 2006 al settembre 2007 la posizione nella graduatoria del traffico dei siti è incrementata dalla sessantesima alla settima posizione, secondo Alexa. Dal luglio 2007 figura nella Top 10 dei siti più visitati al mondo ed è il sito numero uno per foto negli Stati Uniti con oltre 60 milioni di foto caricate settimanalmente. Il nome del sito si riferisce ai “libri di facce stampate” che alcuni college e scuole preparatorie statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico e distribuiscono ai nuovi studenti e al personale della facoltà come una via per conoscere le persone del campus. (Fonte; Wikipedia)

Articolo

Bello, ma rigido e spesso lento. Che fatica il social networking… “Ma come non sei su Facebook? E neanche su LinkedIn? Devi esserci, altrimenti sei out”. Sono inviti che spesso ci arrivano da amici più “connessi” di noi. Così, magari, decidiamo di restare a casa la sera per configurare al meglio tutti i nostri account di social networking. E per scoprire come i più popolari soffrano di rallentamenti spaventosi… (Fonte; Repubblica.it)
 

Scritto: da LuisB

Social network più di chi si conosce, é cosa si conosceultima modifica: 2008-05-10T00:00:00+00:00da bellefotoblog
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