Musica online da case discografiche a file sharing services

sb10066622n-001.jpgLe principali case discografiche, nazionali e internazionali, sanno bene che nel futuro prossimo la musica sarà gratuita. Con le vendite di Cd e Dvd negli ultimi anni in piena caduta libera, mentre peer-to-peer e file sharing illegale da tempo non coinvolgono più una ristretta nicchia di esperti utenti del web. Inoltre, molti utenti spiegano la loro scelta di condividere in modo illegale file Mp3 e video musicali paragonandola a un gesto “politico” contro lo strapotere delle major, colpevoli di dettare i ritmi del mercato musicale a suon di marketing e con scarso interesse per la qualità dei contenuti proposti.

Ma le case discografiche sanno anche che Internet è il futuro, chissà forse l’unico, della distribuzione musicale, e tuttavia preferiscono ad oggi continuare ad alimentare controversie e cause penali riguardanti il copyright. Un trend, questo, destinato a cambiare nell’arco di un paio di anni, quando le etichette riorganizzeranno il proprio business attorno al concetto di file sharing services, piattaforme al limite tra social network, download legale e online store. Dal canto loro, non essendo più limitate a un modello di revenue basato solo sulle vendite di Cd e Dvd, le major potranno proporre agli artisti contratti omnicomprensivi, che vanno dal merchandising alla gestione dei biglietti dei concerti, dai contenuti premium per i fan fino a forme di sponsorizzazione.

42-20283815.jpgIl cambio di rotta non avverrà nell’immediato. Apple, Last.fm, My- Space Music e altri pagano cifre esorbitanti per garantire ai loro utenti download o streaming legale. Un buon antidoto, quindi, alla stagnazione delle vendite di Cd e Dvd. Un antidoto che però non durerà in eterno, e allora per le major cambiare sarà necessario. Nel frattempo YouTube ha annunciato di voler bloccare l’accesso ai filmati caricati dalle etichette discografiche inglesi, a causa del fallimento delle trattative per il rinnovo della concessione a pubblicarli. È già iniziata l’opera di oscuramento, che coinvolgerà filmati e videoclip di major e indies e riguarderà i soli utenti che si collegano dal Regno Unito. La pietra dello scandalo è la somma, che è definita “proibitiva”, richiesta da Prs For Music, organismo che gestisce la raccolta delle royalties derivanti da diritti d’autore. Dal canto suo, Prs For Music, ha giustificato la richiesta di un aumento sulla base del crescente numero di visitatori. Se il numero di click aumenta, sostiene Prs For Music, la cifra forfetaria pagata da YouTube non basta per sostentare il settore musicale inglese, finendo col sottopagare musicisti e autori.

 

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Musica online da case discografiche a file sharing servicesultima modifica: 2009-03-16T17:49:00+00:00da bellefotoblog
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